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11 Marzo: la forza del domani

11 Marzo: la forza del domani

Per noi ieri non era un giorno normale, era infatti il giorno più difficile dell’anno. Era quel giorno in cui non volevamo, non potevamo, non dovevamo stare soli. Per questo da giorni, settimane, mesi, progettavamo tanti fantastici piani, viaggi ed esperienze uniche, con un unico desiderio: stare insieme. Perché stare insieme è l’unica cosa che potevamo fare per lenire minimamente quel dolore che ci ha dato forma, e che ci ha reso pezzi dello stesso puzzle. Solo insieme, come pezzi di puzzle, potevamo formare un disegno che parlasse di vita e ci desse speranza.


Ma nonostante il nostro impegno, dedizione e passione, sabato 7 Marzo ci si è profilato uno scenario impensabile: l’unica cosa che volevamo fare era improvvisamente diventata sconsigliabile. Era ancora quel momento in cui non vi erano state limitazioni alle attività collettive, ciò nonostante era già chiaro che stava ai cittadini mostrare responsabilità e ridurre al minimo contatti e movimenti. Proprio Sabato abbiamo dovuto prendere una decisione: noi o gli altri?


Domanda che ha trovato presto risposta. Essere cittadini responsabili vuol dire prenderci cura gli uni degli altri, mettendo in secondo piano i nostri desideri e anche le nostre abitudini per un bene più grande, imparando un po’ a rinunciare. Noi non potevamo ignorare questa responsabilità. Il sacrificio personale è alla base della società, accettare che la propria libertà finisca dove comincia quella dell’altro è la base sulla quale si regge ogni civiltà. Questa scelta aveva in comune con le scelte di sostenibilità, comunità, altruismo, un fattore cruciale: saper rinunciare a qualcosa per il bene comune. La nostra decisione, stare insieme o no, rispecchiava in maniera amplificata una scelta che facciamo ogni giorno, ogni momento della nostra vita.


E oggi in cui questa domanda si manifesta giornalmente con tutta la sua forza, noi non vogliamo esitare. La nostra comunità viene prima di tutto, ma soprattutto prima dei nostri interessi. E cosi proprio nel “nostro” 10 Marzo abbiamo deciso di passare la giornata più difficile dell’anno nella solitudine delle nostre case. Nonostante la sofferenza che il mancato stare insieme ci ha portato, non potevamo accettare di mettere a rischio anche soltanto la vita di una persona.

Ad oggi restiamo a casa e rimaniamo uniti nella distanza. Quella distanza che abbiamo conosciuto per primi quel maledetto 10 marzo, ma che ci ha insegnato a continuare a vivere con una consapevolezza in più. Allo stesso modo questo momento sfidante per l’umanità tutta sarà una nuova occasione per arrivare a nuove consapevolezze e a renderci quindi essere umani più coscienti del fatto che siamo fragili, vulnerabili e legati fra di noi, non esistiamo in solitudine. Come noi abbiamo deciso di unirci nella sofferenza, e trovare nell’altro la forza di andare avanti, ci auguriamo che nel prossimo futuro possiamo rispondere alle sempre più stringenti necessità, come una vera e propria comunità, uniti e coesi.