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Disparità salariali tra uomo e donna: facciamo due conti.

Disparità salariali tra uomo e donna: facciamo due conti.

Analizzando i dati emersi dall’indagine del World Economic Forum sul tema della disparità di genere (“Global Gender Pay Gap Report”), l’universo mondo, su questo tema, è a carissimo amico.

Globalmente, infatti, l’indice di misurazione delle differenze di genere è pari al 68% (dove 0% = disparità assoluta, 100% = parità assoluta); in questo indice sono racchiuse quattro dimensioni: partecipazione ed opportunità economiche, istruzione, salute e sopravvivenza e valorizzazione politica. Va da sé che le percentuali più alte su queste dimensioni sono maggiormente di casa nei paesi in via di sviluppo o sottosviluppati; ma, come diceva mia nonna, nun te pensa’ mai perché quei paesi che noi pensiamo essere economicamente meno sviluppati dell’Italia, tipo Honduras, tanto per fare un esempio, stanno messi meglio di noi [1].

Per quanto riguarda il Bel Paese, nel 2018 eravamo all’ 82° posto su 144 paesi per quanto concerne la capacità di colmare le differenze di genere e, prendendo in considerazione solo la voce “parità retributiva” al 126° posto[2]. Nel 2019 invece siamo migliorati passando dall’ 82° al 70° posto[3]; anche se purtroppo la voce partecipazione ed opportunità economiche rimane desolante.

Analizziamo meglio la situazione in casa nostra[4]:

  • A livello demografico in Italia le donne sono circa 1,7 milioni in più degli uomini, ma questi ultimi, se si considerano solo gli occupati, sono quasi 4 milioni in più
  • Stando a quanto ci dice l’ISTAT, sono donne il 32% dei Dirigenti, il 45% dei Quadri, il 57% degli impiegati e il 35% degli Operai.

Si tratta, quindi, di una struttura occupazionale che privilegia i maschi in modo evidente per quanto riguarda l’accesso alle posizioni apicali delle aziende (quindi dove si guadagna di più e si prendono decisioni, in pratica).

Va bene, direte voi, magari ci sono meno donne nei ruoli “che contano” però almeno guadagnano come gli uomini… no:

  • Nel nostro paese la differenza di salario medio fra uomini e donne è pari al 10,4% (parliamo di circa 3000 euro lordi in meno)

È come se una donna cominciasse a guadagnare per il suo lavoro solo a partire dalla seconda settimana di febbraio

In particolare, questo divario si allarga ancora di più se prendiamo in considerazione le posizioni dirigenziali:

  • Un dirigente donna, in Italia, guadagna circa 8.000 euro lordi in meno del collega uomo.

Ma quindi quando si parla di potere e di soldi le donne vengono discriminate? Esatto.

E quando si parla degli altri ruoli professionali? Anche qui.

  • Nel 77% dei casi analizzati gli uomini hanno retribuzioni superiori alle colleghe donne a parità di ruolo

E se parliamo invece dei settori?

Qui a situazione si fa più interessante. Secondo l’indagine, e facendo riferimento al grafico riportato sotto, le donne sono maggiormente impegnate in settori non industriali (servizi, servizi finanziari, commercio); fin qui tutto ok. Il problema è che anche quando le donne sono maggiormente presenti in una determinata Industry, esse sono comunque pagate di meno; non solo, il dato allarmante è che proprio in questi settori dove vi è una presenza femminile più grande, vi è anche un più grande divario tra i salari degli uomini e delle donne (tabella qui sotto)

Quindi?

  • Quindi le differenze retributive in Italia non paiono legate ad una maggiore presenza di donne in settori meno remunerativi, ma piuttosto ad una persistente discriminazione

È il genere in quanto tale a produrre i gap salariali!

Ma come siamo arrivati a questo?

In Italia non esiste un problema di accesso da parte delle donne all’istruzione (almeno una buona notizia!)

  • Le donne, infatti, sono il 54% del totale dei laureati italiani, parliamo quindi più di 500.000 laureate in più rispetto ai colleghi maschi, ma nonostante questo, un uomo, se laureato, guadagna circa il 32% in più rispetto a una donna, laureata anche lei

Ma allora, dove sta l’inceppo?

L’inceppo sta nel fatto che i lavori più ricercati, e di conseguenza meglio retribuiti, afferiscono all’area detta STEM (Science, Technology, Engineering e Mathematics) e la maggior parte degli studiosi in questi ambiti sono uomini. Non solo, la laurea delle donne paga meno di quella degli uomini anche a causa del fatto di aver avuto accesso all’istruzione terziaria (post-liceale, per intenderci) in ritardo rispetto agli uomini: esse sono meno in grado di far valere, da un punto di vista economico, la laurea conseguita, visto che le posizioni di responsabilità sono già state coperte da uomini che si sono laureati prima di loro.

Ma quindi le c.d. Quote Rosa (L. 120/2011), le leggi che mirano al superamento delle diseguaglianze sociali economiche e retributive (D.lg. 198/2006), non sono servite a nulla?

Non proprio.

Diciamo che la macchina statale, l’UE e il sistema internazionale giocano un ruolo fondamentale nella promozione e valorizzazione di questi temi (ed effettivamente la situazione è leggermente migliorata negli ultimi anni), ma una buona parte è nostra.

Ma tutti i più grandi cambiamenti, per non dire le rivoluzioni, partono dal basso: sono le persone in quanto cittadini, impiegati, studenti, politici e Capi di Stato che devono battersi insieme per la parità; anche se, come disse Eva Burrows: “Dobbiamo fare attenzione in quest’epoca di femminismo radicale a non dare rilievo a una parità dei sessi che conduca le donne a imitare l’uomo per dimostrare la propria uguaglianza. Essere pari non significa essere identici”.

Proposta link video:

Perché il Global Gender Gap Index deve farci riflettere

https://www.panorama.it/societa/life/perche-il-global-gender-gap-index-deve-farci-riflettere/

This is why Iceland ranks first for gender equality

https://www.weforum.org/agenda/2017/11/why-iceland-ranks-first-gender-equality/

 

What is the gender gap (and why is it getting wider)?

https://www.weforum.org/agenda/2017/11/the-gender-gap-actually-got-worse-in-2017/

[1]  Per i dati esatti, fatevi un giro qui

[2] Fonte: https://winningwomeninstitute.org/wp-content/uploads/2018/09/Gender_Gap_Report_2018.pdf

[3] Fonte: https://valored.it/wp-content/uploads/2019/07/JobPricing_Gender-Gap-Report-2019_8Lug2019.pdf

[4] I dati che seguiranno sono estratti dall’indagine portata avanti dall’osservatorio Jobpricing in collaborazione con il Progetto Libellula nel 2018 e nel 2019 (nota 3)